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Castello Giusso si trova nel Comune di Vico Equense, che è il più grande tra i  paesi della Penisola Sorrentina ed è situato al centro di essa, con sbocco su entrambi i versanti, quello nord del Golfo di Napoli e quello sud, del Golfo di Salerno.
La storia di questo luogo affonda le sue radici nel più remoto passato.

Le prime testimonianze di vita in quest’area, infatti, risalgono al VII sec. A.c. , come risulta da alcuni corredi funerari facenti parte di un’antica necropoli, qui scoperta negli anni ’60 del XX secolo.

La zona di Vico Equense, denominata In epoca romana “Aequana”, prende poi nel medioevo il nome di Borgo d’Aequa.

Nel 1213, dopo un periodo di progressivo spopolamento, dovuto a ripetute invasioni e razzie di pirati, il borgo torna a nuova vita con l’arrivo degli Aragonesi e poi degli Angioini, che danno luogo ad un’importante opera di fortificazione, con la costruzione di mura difensive, all’interno delle quali vengono costruite la cattedrale ed il castello.

L’ edificazione del Castello avviene tra il 1284 e il 1289 per volontà di Carlo II d’Angio’ secondo le forme militari dell’epoca, in chiara posizione strategica e con alloggi per soldati, magazzini per i viveri e depositi per munizioni.

Con il passare degli anni appartenne a Gabriele Curiale (paggio della corona d’Aragona), a Ferrante Carafa (feudatario del paese nel 1568 ), a Matteo Di Capua, appartenente alla famiglia Ravaschieri (feudatari di Vico Equense dal 1629 al 1806), e poi divenne residenza estiva della famiglia reale.

Dopo un breve periodo nelle mani di Nicola Amalfi, nel 1822 la famiglia Giusso, acquistò il Castello per una somma di quattrocentomila ducati e ne rimase in possesso fino al 1934, quando questo fu ceduto alla Compagnia di Gesù, che lo rivendette nel 1970.

Della sua fisionomia originale rimane la parte della cinta muraria e la terrazza sul golfo.

Nel XV secolo furono costruite tre torri (di cui una chiamata Torre Mastra), un ponte e un fossato.

Nel secolo successivo, due torri furono abbattute per far posto al Palazzo Baronale.

Semidistrutto dall’ invasione gotica e notevolmente provato da numerose incursioni pirata, fu in parte ricostruito nel 1604.

Nel XVII secolo furono eseguiti numerosi lavori di restauro che trasformarono il castello in una residenza signorile: furono infatti sistemati i giardini, adornati con grotte, giochi d’acqua e piante secolari.

Gli interni furono impreziositi e furono create alcune sale per ospitare la collezione d’arte, andata poi perduta, di Matteo Di Capua.

In seguito, Luigi Giusso, e poi il figlio Girolamo, ristrutturarono notevolmente l’edificio, donandogli la caratteristica colorazione rosa salmone ed affrescando i saloni come quello delle Armi e quello dei Ventagli, oltre alla piccola cappella privata, dedicata a Santa Maria della Stella.